sabato 14 novembre 2009

Revocati i domiciliari a Giannace.


OPERAZIONE ALIAS : Nuovi sviluppi.

Si attenua il quadro di accusa per Federico Giannace che nell'ambito dell'operazione Alias, il recente blitz dei Carabinieri di Pisticci che ha portato 18 ordinanze di custodia cautelare, ha ricevuto una condanna ai domiciliari.

Giannace infatti rientrava tra le 10 persone condannate al fermo domiciliare all'indomani dell'operazione condotta dai Carabinieri.

Ma la sua sarebbe una posizione marginale, tanto che il regime dei domiciliari è già stato cancellato, in favore di un semplice obbligo di firma. A convincere il Gip Roberto Scillitani, lo stesso che aveva firmato le ordinanze di custodia cautelare, è stato l'esito dell'interrogatorio del ragazzo, assistito dal giovane avvocato Filippo Cataldo.

"Rilevato che il quadro indiziario a carico dell'indagato - scrive il Gip - pare affievolito all'esito dell'interrogatorio di garanzia - avvenuto lo scorso venerdì - , avendo il Giannace fornito diverse indicazioni degne di approfondimento,…ritenuto che è stato presentato dalla difesa tesserino universitario e vista la giovane età e l'incensuratezza, sostituisce la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di firma".

A convincere il giudice sarebbe stata la determinazione del giovane nel rispondere alle contestazioni mosse in seguito alle intercettazioni telefoniche contestate che sono andate a determinare il quadro indiziario "e non probatorio", come spiega l'avvocato Filippo Cataldo, a suo carico. In particolare, nelle intercettazioni, si faceva riferimento all'organizzazione di una festa che, come ha spiegato il giovane, corrispondeva con il compleanno del padre.

I riscontri temporali, in tal senso, sono stati appurati in termini positivi. In altre intercettazioni si faceva riferimento allo scambio di dischi e cd, presumibilmente considerati dagli inquirenti come termini utili a camuffare lo scambio di stupefacenti. Il ragazzo, invece, è notoriamente un Dj ed in effetti dispone di una grande quantità di dischi e cd, dei quali era solito parlare anche al telefono quando c'erano da organizzare alcune serate musicali. Ed ancora, in una terza intercettazione, si rilevava la richiesta di un non meglio precisato aiuto a Federico Giannace da parte di un'amica.

Federico ha spiegato bene la circostanza in cui era maturata questa richiesta che era corrisposta con la necessità di svolgere alcuni compiti mediante l'impiego del programma informatico Photoshop, che Giannace conosce bene.

"Al termine dell'interrogatorio di garanzia - ha spiegato l'avvocato Filippo Cataldo - il quadro accusatorio di Giannace si sgonfia, perché lo stesso Gip ha ritenuto che siano state date delle spiegazioni plausibili a tutte le telefonate oggetto di intercettazione a carico del mio assistito, che ha risposto in maniera esaustiva, senza nemmeno ricorrere all'intervento dell'avvocato. E' bene precisare, inoltre, che il quadro delle accuse è sorretto da indizi e non da prove, anche perché nelle perquisizioni svolte durante l'operazione Alias non è stato trovato nulla".Il legale ha anche voluto far rilevare al Gip l'inesattezza di quel presupposto che motiva la scelta di dare all'operazione il nome di "Alias", sulla base del fatto che gli accusati erano soliti appellarsi con nomignoli in codice finalizzati a mascherare la loro vera identità. "Questi soprannomi - ha concluso Filippo Cataldo - corrispondono, invece, a definizioni storiche e note a tutti. Attraverso questi nomignoli, pertanto, l'identificazione di una persone diventa più facile e quindi tutt'altro che celata. L'alias nel caso di Giannace era quello di "Montone" ndr - , dunque, non veniva usato in determinate telefonate, ma era e rimane un soprannome comune, di riferimento e di identificazione".

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